(Ansia - 111102 sg.). A Nola (Napoli), in quella che fu la casa natale di Giordano Bruno, in una spaccatura del muro apertasi durante l'ultimo terremoto, è stato scoperto uno scartafaccio con appunti autografi del filosofo nolano, bruciato com'è noto a Roma il 17 febbraio dell'anno santo 1600 con l'accusa di eresia. Un prete di Nola, che per modestia ha voluto conservare l'anonimato, prima della consegna del manoscritto al vescovo ed in attesa d'istruzione, ne ha per fortuna tratto una fotocopia che è stata mostrata ad un amico di "Oltre..." esperto decifratore di antiche scritture. Egli ha trovato estremamente interessante questo manoscritto, che riguarda i primi 14 anni di vita del nolano, finora del tutto sconosciuti, proponendone inOltre, in collaborazione con una graffitara, una parziale edizione fumettronica fedelissima all'originale, anche se di questo attenua alcune rudezze non adatte ad un pubblico adulto.
Il manoscritto, oltre a contenere alcuni schizzi autografi di rozza ma espressiva fattura che hanno suggerito questa versione visiva, ha una sorta di prefazione, chiaramente aggiunta all'ultimo momento, che così dice testualmente:
" Dimane, addì 17 de Febbraro de l'anno de gratia 1562, dì fatale ai miei giorni, essendo io de 14 anni all'incirca in via de partire con fra Dionigi per Napoli, onde ammegliorare li miei studi appresso homini colti et savi onde anch'io possa esser savio et colto, come pare esser mia predispositione, e conoscitore dell'arti filosofiche et morali e del mondo come se governa, annisconno queste carte ne lo muro de casa , perché alquanti giudìci in esso contenuti e frutto de la mia fanciullezza acerba et ribalda non me nuocano se fossero letti ne la grande cittade. In esse ho scritto de mio pugno, da quando appresi tale arte, li più singolari casi occorsimi e aggiuntovi all'inizio quelle cose infantili che da per me non potea ricordare ma che da mia madre me furono più volte arriccontate con meraviglia o timore o con entrambe. Spero un dì de ritrovarle e corriggerle et con miglior stilo scriverle e farne una compiuta vita de me medesimo.
Niuno sape che me ne parto, se non mia madre e don Dionigi appunto, perché troppo me sarebero doluti li addi de li miei parenti e amici e soprattutto de Filippa, la qual lassare me lacera lo core. Ma così me straportano questa gran forza de lo fato e la voglia de conoscenza. A Dio, terra mia e gente mia, né io ve dimenticherò mai."
Entra, fiducioso, ed inizia il viaggio ne...
